UNA PASSEGGIATA IN ALTA VALLE DEL TEVERE, ATTRAVERSO TRACCE DI CAPOLAVORI SPARITI E NON SOLO.*
 
Il Prof. Tom Henry, in una conferenza, narrò di come Raffaello giovane, nella natia Urbino, dovesse vedere andando a Messa, il dipinto 'La Flagellazione', di Piero della Francesca.
E' noto che Giovanni Santi, padre di Raffaello, era amico di Piero e lo ospitò persino a casa sua.
Possiamo immaginare di cosa discutessero, e di come Raffaello potesse ascoltare avido.
E' ormai assodato che fu un altro allievo di Piero, Luca Signorelli, ad avviare la carriera di Raffaello proprio a Città di Castello. Celebri i disegni di mano del Sanzio che riproducono personaggi del Martirio di San Sebastiano di Luca, che un tempo era affrontato nella chiesa di San Domenico alla Crocifissione Mond dell'Urbinate. Due cappelle gemelle che andrebbero studiate a fondo per vedere se queste grandi cornici in pietra con putti e decori, non siano esse stesse frutto di un progetto di mano di qualcuno vicino a Raffaello, se non proprio di lui. Magari scartabellando gli archivi a fondo. In effetti, l'iscrizione alla base di quella della famiglia Gavari è stata determinante per la datazione della Crocifissione.
Tornando alla Flagellazione, vorrei far notare che se si fotocopia su di un lucido il pavimento di questa e quello dello Sposalizio della Vergine di Raffaello, già nella cappella di San Giuseppe della famiglia Albizzini nella chiesa di San Francesco, si noterà come questi siano perfettamente sovrapponibili.
Forse un celato omaggio del Sanzio al Maestro biturgense della prospettiva?
Ho comunicato questa mia impressione al Prof. Tom Henry.
Altrove, ad esempio in Duomo, altre tracce di capolavori scomparsi.
Nella parete sinistra della cappella di San Carlo, in Duomo, è posta una tela attribuita a Giovanni Battista Pacetti, detto lo Sguazzino, raffigurante il crocifisso con san Nicola di Bari, san Francesco d'Assisi alla sua sinistra e alla sua destra, san Florido (?) e san Giovanni Battista.
Proprio quest'ultimo, si noterà, che è in una posa alquanto ardita: una torsione di tutto il corpo fino a portare il braccio destro all'estrema sinistra a indicare il Cristo.
Questa stessa figura è presente in altri dipinti sparsi nel territorio e altro non è che la memoria di quella ben più celebre che appartiene alla pala de 'La visione di San Girolamo', del Parmigianino, già nella cappella Bufalini in Sant'Agostino, sempre a Città di Castello .
Era questo il dipinto che la leggenda vuole che i lanzichenecchi, durante il Sacco di Roma, lasciò a
bocca aperta sì da non disturbare il Pittore che vi stava attendendo (1).
Anche il gruppo della Vergine col Bambino di questa pala è stato più volte ripreso da pittori di cui abbiamo significative memorie, come si puo' trovare a Umbertide presso il Museo di Santa Croce e a San Giustino presso il Castello Bufalini (2).
Nel 2002 pubblicai su queste pagine un articolo che si puo' rileggere nel mio sito, www.marcobaldicchi.it, dove lanciai l'ipotesi che un dipinto, 'La sepoltura di Cristo' ora conservato presso la chiesa della Confraternita del Buonconsiglio in Via del Popolo, potesse essere la memoria di un'opera più importante, forse di Rosso Fiorentino. Suffragai tale ipotesi in base al ritrovamento di una incisione di Johannes Sadeler e un disegno di Dirk Barendsz, conservato nel Gabinetto dei disegni e delle stampe del Rijks Museum di Amsterdam, che lo riproducono.
Recentemente un amico mi ha segnalato l'esistenza a Roma, in S. Maria dell'Umiltà , di un dipinto gemello a questo del Buonconsiglio. L'unica differenza è l'inserimento a sinistra di una figura, forse relativa alla committenza. Questa circostanza avvalora l'ipotesi che, se non altro, doveva esistere un cartone o un disegno preparatorio di mano di un maestro di sicura fama, tale da meritare il dover essere riprodotto più volte.
Da ultimo vorrei soffermare l'attenzione del giudizioso Lettore sulla celebre pala di Rosso Fiorentino che si trova nella chiesa di San Lorenzo a Sansepolcro, 'la Deposizione dalla croce'.
Un particolare che da sempre mi ha colpito è il volto del Cristo, con la barba e i capelli rossi.
Se andiamo a vedere l'anno di realizzazione noteremo che il Rosso aveva all'epoca trentatrè anni.
Potrebbe essere il suo autoritratto? Il Prof. Antonio Natali concorda con me non tanto sul fatto dell'età, quanto su quello che altri dipinti del Fiorentino rappresentano il Cristo con siffatto colore di pelo. Circostanza questa che, data la vita tribolata che il Rosso ebbe in sorte, lo faceva forse accomunare in spirito con Quella ben più alta della sua.
Anche il disegno preparatorio del corpo del Deposto appare senza il capo e, probabilmente, preso dal vero da un cadavere.
Caro Lettore, come si osserva, ci sono sparse qua e là nel nostro territorio molte memorie di un passato glorioso e, per certi tratti, ancora tale. Forse anche grazie alla natura di confine che da sempre contraddistingue queste terre. Spetta a noi il saperle trovare e guardare con occhi nuovi.
 
Marco Baldicchi
 
 
 
note:
1) Da : “Le vite de’ più eccellenti Pittori, Scultori ed Architettori. Scritte da Giorgio Vasari Pittore Aretino. (Firenze 1568).
Edizione a cura di G. Milanesi, Firenze 1906, ristampa ed. Sansoni (FI) 1981, V, PP. 224-226, P. 233.
 
“ Essendogli poi dato a fare per madonna Maria Bufolina da Città di Castello una tavola, che doveva porsi in San Salvatore del Lauro in una cappella vicina alla porta, fece essa Francesco una Nostra Donna in aria che legge, ed ha un fanciullo tra le gambe; ed in terra con straordinaria e bella attitudine ginocchioni con un pié fece un San Giovanni, che torcendo il torso accenna Cristo fanciullo, ed in terra a giacere in iscorto è un San Girolamo in penitenza che dorme.
Ma quest’opera non gli lasciò condurre a perfezione la rovina e il sacco di Roma del 1527;…”
“…, perché sopraggiungendogli essi (i lanzichenecchi, N.d.R.), e vedendolo lavorare, restarono in modo stupefatti di quell’opera, che, come galantuomini che dovèno essere, lo lasciarono seguitare.”
“… in Roma, dove dipositò la tavola fatta per madonna Maria Bufolina né frati della Pace; nel refettorio dei quali essendo stata molti anni, fu poi da messer Giulio Bufolini condotta nella lor chiesa a Città di Castello.”
“… è di sua mano anco un quadro di certe ninfe, che oggi è in casa di messer Niccolò Buffolini a Città di Castello; ed una culla di putti, che fu fatta per la signora Angiola dè Rossi da Parma, moglie del signor Alessandro Vitelli, la quale è similmente in Città di Castello.” 
 
2) Elenco di opere che hanno relazione con la Pala del Parmigianino “La visione di San Girolamo” presenti nel territorio dell’Alta Valle del Tevere, o rimosse.
 
Museo di Santa Croce ad Umbertide: Madonna con Bambino in Gloria tra Angeli e Santi.
Autore: Niccolò Circignani, detto “il Pomarancio” (Pomarance, 1530c. – Città della Pieve[?], 1597/1599).
Pala d’altare di grandi dimensioni dipinta dal Pomarancio su commissione di Cristofano Martinelli per la chiesa di San Francesco ad Umbertide nel 1577.
Firmata in basso a sinistra; nome del committente e data in basso a destra.
Per il gruppo della Madonna col Bambino il pittore riprende la celebre pala del Parmigianino: “La visione di San Girolamo”, fatta per Maria Bufalini nel 1526/27 in Roma e successivamente trasportata a Città di Castello nella chiesa di Sant’Agostino (dei Bufalini ?).
L’influenza del Parmigianino la si può notare anche nelle figure dei santi, molto allungate, e nei volti dei personaggi.
Rispettivamente da sinistra a destra per chi guarda i Santi sono: Sant’ Andrea (con la croce del martirio), San Biagio (con in mano il pettine da cardatore con cui fu martirizzato), San Francesco d’Assisi (nella classica iconografia, cui la chiesa era dedicata), San Sebastiano (con le frecce del martirio conficcate nel corpo).
In alto a destra e sinistra due angeli inginocchiati su una gamba che, a mani giunte, guardano verso la Madonna col Bambino, ai piedi della Quale, due cherubini compaiono tra le nuvole.
La Pala è piuttosto deteriorata, in più punti ha perso il colore e si vede la tela.
 
Cattedrale di Città di Castello: tela raffigurante il crocifisso con San Nicola da Bari e San Francesco d’Assisi alla sua sinistra, e alla sua destra un vescovo (San Florido?) e San Giovanni Battista.
Autore: Giovanni Battista Pacetti detto “lo Sguazzino” (Città di Castello 1593 – dopo il 1662), attribuito.
La figura del San Giovanni Battista ripropone la stessa della Pala del Parmigianino “La visione di San Girolamo” (vedi più sopra).
 
Bibl.
 
Le vite de' più eccellenti Pittori, Scultori ed Architettori. Scritte da Giorgio Vasari
 Pittore Aretino. (Firenze 1568).
Edizione a cura di G. Milanesi, Firenze 1906, ristampa ed. Sansoni (FI) 1981, V,
PP. 224-226, P. 233.
 
Francesco Corazzini, Appunti storici e filologici sulla Valle Tiberina superiore;
Sansepolcro, Becamorti, 1874 -in 8°-
 
AA.VV. National Gallery, illustrated general catalogue, London 1986, P. 466.
 
Giuliano Briganti (a cura di), La Pittura in Italia, il cinquecento, Milano,
Electa,1992,II, PP. 428-429.
 
Gerd Heinz-Mohr, Lessico di iconografia cristiana, Istituto Propaganda Libraria,
Milano, 1984.
 
Cesare Ripa, Iconologia, a cura di Piero Buscaroli, Tea arte, 1992.

 

*articolo apparso ne "L'Altrapagina" settembre 2015 e in "Pagine Altotiberine" 3/15


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