In questa sezione descrivo alcuni interventi che ho portato a termine intesi alla salvaguardia dei beni culturali della mia città. Questi interventi sono documentati da articoli e altre pubblicazioni.

Con l'associazione TifernArte, di cui sono presidente p.t., siamo riusciti a ottenere il finanziamento per restaurare i dipinti murali di Galileo Chini posti nel cimitero monumentale di Città di Castello. Durante la prossima estate 2019 cominciamo col primo. Speriamo di trovare i soldi anche per salvare gli altri, per poi proseguire con nuovi progetti. Il 15 giugno 2018, grazie alla caparbietà di Silvia Mercati, presidente del Rotary tifernate, è stata inaugurata la 'Stufetta' di Palazzo Vitelli alla Cannoniera, gioiello rarissimo che aggiunge prestigio a prestigio al museo e alla città. Ora bisogna valorizzarla e farla conoscere. il 9 giugno 2018 presso il museo del Duomo si è svolto il convegno 'Le opere pittoriche di Galileo Chini nel cimitero monumentale di Città di Castello - conoscenza, conservazione, restauro', che ha visto la partecipazione della Sig.ra Paola Chini, nipote del maestro, della Soprintendente della Regione Umbria Marica Mercalli, del vicesindaco Michele Bettarelli, di Sibilla Panerai, di Claudia Menichini, di Annantonia martorano, di Alessandro Borghi, dei restauratori Davide Rigaglia, Valentina Romè con Paolo Pettinari. Col fuoriprogramma rappresentato dalla Prof.ssa Lohapon di Bangkok, città in cui Chini ha operato e che sta preparando una grande mostra su di lui e non solo. E' stata l'occasione per presentare TifernArte o.d.v. che abbiamo fondato io con Luigi Castori, Giorgia Massi, Maria Luisa Bianconi, Claudio Zanganelli, Nadia Burzigotti e Giulia Volpi. Vogliamo cercare di salvare l'arte in pericolo della nostra città e della nostra valle. Nel 2017 la Presidente in pectore del Rotary tifernate, Silvia Mercati, mi ha chiesto un consiglio su qualcosa da restaurare. L'ho portata a vedere la Stufa della Pinacoteca comunale. Questo ambiente è tra i rarissimi esempi rinascimentali sopravvissuti del genere. Silvia è rimasta profondamente colpita dalla bellezza del luogo e si è data da fare per trovare i danari necessari. I lavori sono partiti e tra circa due mesi termineranno. Prevedo a primavera 2018 inoltrata. Recupereremo così un gioiello che renderà la Pinacoteca ancora più prestigiosa. Spero che venga organizzato un convegno all'altezza. Insieme ad alcuni amici vogliamo salvare gli affreschi di Galileo Chini presenti nel cimitero monumentale e magari poi andare avanti. Per tale scopo stiamo costituendo una o.d.v. per raccogliere i fondi necessari. Organizzeremo anche un convegno quest'estate su Galileo Chini a Castello. Spero che i cittadini ci daranno una mano non appena pronta tutta l'organizzazione.

Restauro della pittura murale di Galileo Chini in via Marconi (ex palazzo del Monte di Pietà). Dopo una lunga ricerca e varie peregrinazioni, sono riuscito a convincere l'allora assessore alla cultura della Provincia di Perugia (F. Cecchini) a stanziare la somma necessaria al restauro. Rimando al mio articolo su Pagine Altotiberine.

Dopo mia sollecitazione presso il Presidente della Cassa di Risparmio di Città di Castello, sostituzione delle lampade che illuminavano gli affreschi dell'androne di Palazzo Vitelli a S. Egidio con altre a luce fredda; interrompendo così il degrado delle opere di Prospero Fontana.

Riapertura del Chiostro di San Francesco. Su richiesta dei Frati Minori, mi attivo per mettere in contatto le varie proprietà che si dividono l'antico convento, la Provincia, la Scuola, Il Comune e viene restituito l'uso del chiostro ai frati e alla comunità cittadina.

 

Proposta e martellamento dell'Amministrazione Comunale fino a portare alla chiusura al traffico dello spazio antistante il campanile rotondo, così da rendere fruibile in tutto il suo splendore il monumento. Ma la cosa è durata poco, perché grazie a qualcuno e per la comodità di pochi, il palo di mezzo è stato divelto e persino l'occhiello che doveva agganciare il lucchetto è stato reso inutilizzabile. Quindi, anche a Natale i turisti hanno fotografato il campanile con automobili parcheggiate sotto. Ma d'altronde che vogliamo fare, non è forse anche Piazza Gabriotti il più bel parcheggio dell'Umbria? La civiltà di un popolo si misura anche dal suo senso civico. La cosa poi è andata avanti. Nel tempo si sono succedute modifice alla posizione dei paletti; si è messa una catena fra due pali. Rotto il lucchetto, circa un mese fa (settembre-ottobre 2010), infine, rotto anche uno dei pali rimasti. Suppongo ci siano gli estremi per il reato di danneggiamento di cose pubbliche. Poi, alla fine, dagli e dagli, sono riuscito a far chiudere lo spazio sotto il Campanile.

D'altronde credo sia moralmente, oltre che materialmente responsabile, la Regione Umbria, per come ha lasciato andare in rovina il palazzo degli Ospedali Uniti, permettendo il saccheggio della cappella settecentesca, fino al recente furto delle campane (settembre 2010).

Auspico la chiusura al traffico di tutto il centro storico, così come sancito da due disattesi referendum popolari, perché non se ne può piu' dei soprusi automobilistici.

Qui di seguito la lettera che feci all'assessore alla Cultura Rosario Salvato sulla Pinacoteca Comunale (datata e protocollata)

 

Città di Castello, 09/09/2003

All’Assessore alla Cultura e p.c. al Sindaco del Comune di Città di Castello.

 
Caro Rosario,
 

è passato qualche anno dalla visita che feci con altri soci, su incarico dell’Associazione Storica dell’Altavaltiberina, in pinacoteca per verificarne le condizioni di salute.

Guidati dai responsabili di allora trovammo e segnalammo alcuni problemi: lo stato di conservazione dei gessi, la precaria situazione conservativa di altri oggetti che, sebbene in catalogo, non erano esposti.

Ti segnalerò solo due oggetti, ma ti invito a riprendere in mano il secondo volume del catalogo della Pinacoteca Comunale di Città di Castello e a chiederti come sono ridotti gli altri.

Non meravigliarti per il termine “ridotti”.

I due oggetti in questione sono rispettivamente: la grata in legno di noce intagliato (vol. 2 pag. 92 cat. n° 66 ) e il sarcofago romano di Badia Petroja (visibile a pag 19 del vol. 1 ma non catalogato, come del resto altri reperti di interesse archeologico).

Mentre per i gessi qualcosina è stato fatto, non altrettanto si può dire per il resto.

Chiedemmo allora di reintegrare nel percorso museale almeno una parte del materiale eliminato dal nuovo allestimento.

Ci venne risposto che l’allestimento rispettava un criterio scientifico studiato dai curatori e che non si poteva transigere.

Ti faccio presente che la grata era stata restaurata poco tempo prima dei lavori di ristrutturazione della Pinacoteca. Se vuoi puoi andare a vedere dove e soprattutto come si trova oggi, insieme a quali oggetti. Occorrerebbe un nuovo restauro per renderla fruibile.

Detto questo, con mia grande sorpresa, facendo un giro in Pinacoteca giorni fa ho trovato in una sala il presepe napoletano dell’ospedale, recentemente restaurato ed esposto a Natale alla mostra dei presepi a San Francesco.

Non voglio contestare la bellezza e l’importanza del presepe, ma questo crea un precedente che manda a farsi benedire la scientificità dell’allestimento di uno dei più importanti musei umbri.

Perciò ti chiedo di fare qualcosa, o di prevedere qualcosa (anche in vista del futuro completamento della nuova ala della Pinacoteca), per quanto riguarda la salvaguardia e la fruibilità di almeno una parte della collezione non esposta.

A tale riguardo credo che la nomina della figura del direttore della Pinacoteca, previsto in organico ma mai realizzata, sia ormai improcrastinabile e tale da riempire una lacuna enorme per il secondo museo dell’Umbria.

Mi fermo qui, anche se ci sarebbero altre cose da dire, ma so che il tuo tempo è prezioso e non voglio abusarne, anzi, per la tua attenzione ti ringrazio e spero in una tua risposta.

Sinceramente grato,
 
Marco Baldicchi
 
  

Ebbene, per chi segue le vicende della Pinacoteca, sa che alcune cose sono state fatte, ma solo anni dopo. Il Rotary ha sponsorizzato il retauro del sarcofago e i gessi sono stati restaurati dalla Sovrintendenza. Quello che rimane in sospeso sono le suppellettili e gli arredi mancanti e il grave problema dei sigilli della città. Questi sono all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, credo ormai da 25 anni! I simboli della città dimenticati da un quarto di secolo a Firenze. Forse occorrerebbe fare qualcosa per farli ritornare al loro posto, stavolta in una bacheca degna di questo nome. E non farli tornare tanto per farli tornare, senza poi sapere dove e come metterli. Per concludere, si fa per dire, la parte riguardante il secondo museo per importanza dell'Umbria voglio dire che, a mio modesto parere, il presente allestimento è un banale allestimento cronologico come ce ne sono in tutti i musei del mondo. L'allestimento preesistente, creato da Elia Volpi, era un unicum nel suo genere, e aveva il gusto ottocentesco che era già di per sé una cosa da preservare. Il voler ricreare una magione rinascimentale, ma con quel gusto fin de sieclé, che uno dei più grandi antiquari del mondo di allora volle creare, dava a quel palazzo un'aura magica che è possibile assaporare in pochi luoghi al mondo. Mi viene in mente l'allestimento del museo egizio del Cairo, nella parte vecchia, o certe case d'artista, rimaste tali e (quasi) quali.

I SIGILLI SONO STATI RITROVATI E HO AVUTO L'OCCASIONE DI RIVEDERL NEL 2012. SARANNO POSTI IN UNA TECA NELLA NUOVA ALA DELLA PINACOTECA. COSI' MI SI DICE.

I danni vengono fatti da quei cosiddetti "esperti", chiamati da fuori, che non conoscono a fondo la storia e la vita di un luogo e che si rifanno a stilemi stantii che nulla hanno di originale. Portatori di aridità culturale e piattume pseudo-culturale.

 LETTERA  FATTA DOPO L'INSEDIAMENTO DELLA CONSULTA DELLA CULTURA 2008:

 
 
Città di Castello, 21 agosto ’08
 

All’Assessore alla partecipazione del Comune di Città di Castello

E p.c. al Presidente dell’Associazione Storica dell’Alta Valle del Tevere prof. Ermanno Bianconi

E p.c. al Sindaco di Città di Castello
Dr,ssa Fernanda Cecchini

E p.c. all’assessore alla Cultura dr.ssa Rossella Cestini

E p.c. agli organi di informazione.

 
Oggetto: consulta della cultura.
 
Gent.mo Assessore,

nel ringraziarLa per il cortese invito Le comunico di declinare la mia personale partecipazione alla consulta.

Non condivido l’impostazione “generalista” che la consulta ha preso.

Ritengo che i problemi della cultura a Città di Castello siano da riscontrare proprio nella scarsa e sporadica attenzione rivoltale negli ultimi 25 anni.

Ho avuto modo di interessarmi al mondo culturale tifernate, in special modo mi riferisco all’arte figurativa, teatrale, alle associazioni, alla storia ed altro, dai primissimi anni ’80 ad oggi.

Il problema principale di tutte le amministrazioni è stato sempre quello di non riuscire a vedere la cultura come una grande risorsa. Se non a parole. Al contrario è sempre stata vista come una cornice da usare per determinate occasioni di rappresentanza, senza una vera programmazione che avesse chiari obiettivi da raggiungere e da valorizzare.

E’ molto lungo l’elenco che posso fare, ma in questa occasione mi limito a pochi esempi per non rubarLe il tempo prezioso che gentilmente mi sta dedicando.

E’ da 41 anni che esiste il Festival delle Nazioni in questa città, e nonostante ciò non è stato capace di creare un pubblico e un senso di appartenenza nei confronti della città. Il motivo essenziale, a mio modesto avviso, è che non viene fatto niente nelle scuole per spiegare che cos’è un concerto o una sinfonia o per fare dei concerti didattici per le scuole, con i maestri che spiegano queste cose agli alunni e quanto può essere viva la musica. Penso anche che sarebbe utile e democratico, durante il festival, porre un maxi schermo in una qualunque delle nostre piazze o parchi o auditorium, dove la gente che non può permettersi il costo del biglietto possa lo stesso assistere ai concerti, gratuitamente. Il problema ritengo sia anche nella scelta del periodo storico di svolgimento del festival stesso che lo rende solo uno dei tanti appuntamenti estivi che popolano l’Italia vacanziera.

La Fiera delle Utopie Concrete non ha visto alcuna ricaduta delle tante idee espresse in tanti anni in tema di riciclaggio dei rifiuti o di uso di energie alternative nella città. Non sono diminuite le bollette delle famiglie con qualche utile applicazione di quelle stesse proposte fatte dalla Fiera. Anche questo è uno dei motivi per cui la gente comune non la sente come propria.

Con questo non voglio dire che non si debba più fare, ma solo che occorrerebbe trovare il modo di applicare qualcuna di quelle idee ed averne un qualche ritorno.

L’auditorium di Sant’Antonio così com’è non serve a niente. I camerini non ci sono e il palcoscenico è stato realizzato dalla parte più stretta, impedendo la qualsivoglia realizzazione di eventi che non vadano al di là di pochi protagonisti in scena.

Il grande Quadrilatero di palazzo Bufalini non è stato pensato in modo modulare, così da poterlo adattare ad eventi di varie dimensioni, ma sia l’illuminazione che i colori delle pareti sono poco adattabili per mostre o eventi di arte visiva. L’accesso alle persone disabili è impossibile non essendo mai entrato in funzione l’ascensore. Per ultimo, la sua gestione è stata ridata a coloro i quali già l’avevano in precedenza che si sono visti così riconsegnare uno spazio bellissimo per le loro amene e rispettabili attività, ma che raramente si incrociano con la cultura cittadina.

La Pinacoteca Comunale prima della intitolata “riapertura” era un museo unico nel suo genere, dove l’impostazione ottocentesca voluta da Elia Volpi che, con l’occhio da grande antiquario e romantico, l’aveva creata come un erudito dell’ottocento immaginava una residenza del Rinascimento. Ora, dopo l’intervento dei cosiddetti “esperti” venuti da fuori, è diventata un museo come mille altri. Dove le opere sono messe in ordine cronologico e dove molti arredi e opere sono stati tolti perché non rispettavano i criteri di questi “esperti”. Unica eccezione l’esposizione di una teca con un presepe che ha scavalcato i veti posti per l’allestimento. Manca anche qui una attenzione amorevole alla cura di questa perla, che è vista solo come contenitore e dove l’attività didattica, meritevole e pregevole che vi viene svolta, è relegata in locali non a norma. A quando l’esposizione della raccolta civica, e dei reperti protostorici di Riosecco e di quelli romani già facenti parte della Pinacoteca, magari nella limonaia restaurata, così da creare un continuum con il resto delle collezioni? Cosa c’entra la raccolta malacologica in questo contesto? Perché si è rifiutata la proposta della Sovrintendenza di Firenze quando ci è stata offerta la possibilità di riprenderci i reperti etruschi di Fabbrecce? Di chi è la responsabilità? Un’altra occasione la si è persa con la decisione di creare un falso giardino all’italiana, sottraendo uno spazio che poteva essere usato per mostre di sculture all’aperto o magari creando un giardino nuovo, moderno. Magari affidandolo ad un architetto di giardini contemporaneo. I Vitelli facevano tutte cose modernissime per i tempi loro.

L’auditorium di Santa Cecilia è una cattedrale nel deserto. Che cosa ci vogliamo fare?

Manca appunto, torno a ripetermi, una programmazione e delle idee.

Perché non coinvolgere nella gestione e nella programmazione le associazioni giovanili e culturali?

Spero che la consulta sia ascoltata in maniera preventiva, e non come già accaduto in passato, come organo ratificatore di decisioni già prese a monte.

Per questo ritengo non sia possibile una impostazione generalista, perché per determinati argomenti così delicati come quelli concernenti la cultura occorrono delle persone che conoscano i problemi di cui si tratta. Magari consultando specialisti esterni alla consulta stessa quando lo si ritenga necessario.

Non voglio dilungarmi e tediarLa, anche se molte altre sarebbero le cose da dire e tutte molto importanti, come per esempio parlare del Centro di Documentazione per l’Arte Contemporanea, o del Centro di Studi e Cultura Ebraica, o lo stato di scarsa attenzione riservata alla Tela Umbra o lo stravolgimento del parco della Villa Franchetti alla Montesca.

Non capisco poi perché solo i residenti nella cerchia delle mura hanno partecipare alla consulta del centro storico. Chi lo dice che anche altri non siano interessati al cuore della nostra città?

Per concludere vedo un grosso rischio all’orizzonte, fondamentale per il futuro: quello che questa città perda il suo volto.

Si dice in vari periodi dell’anno “la città del Cavallo”, o “la città del libro”, o “la capitale del tartufo”, ecc... ecc...

Occorre riflettere seriamente su qual’è il volto della città. Parliamone con tutti i soggetti sensibili a questi argomenti ed iniziamo una discussione, questa sì, aperta a tutti.

La ringrazio della Sua attenzione e Le auguro buon lavoro,

 
Marco Baldicchi

 

 In data 9 e 10 marzo 2013 sono usciti due articoli nella stampa locale che davano voce a una mia segnalazione riguardo la pioggia che bagna i graffiti della facciata della pinacoteca, le teste di bufalo di Palazzo Vecchio Bufalini e il portale gotico di San Francesco, le cui colonne sono crollate. Il comune ha risposto che è tutto sotto controllo. Personalmente spero di aver torto e che le cose siano meno gravi di quel che appaiono.

Dicembre 2016. Il Comune di Città di Castello ha deciso di far celebrare i matrimoni in Pinacoteca. Personalmente sono contrario. Esporrò a breve le mie motivazioni.

 

 

 

 

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